La sericoltura è un’attività economica propria del tessuto produttivo italiano fin dal Medioevo, quando venne introdotta in Sicilia dagli Arabi.

In Italia, fino alla prima metà del XX secolo, si seguivano tutte le fasi della catena produttiva serica: dalla gelsi-bachicoltura per la produzione di bozzoli, alla trattura e torcitura per la produzione di filo di seta, fino alla tessitura per il confezionamento di tessuti in seta. La filiera della seta ha contribuito a creare, ovunque nella nostra penisola, ricchezza e benessere, soprattutto tra il XII ed il XVII secolo quando l’Italia deteneva il primato nel mercato serico europeo.  

STORIA

Sericoltura a Zagarolo

Anche a Zagarolo la produzione di seta ha rappresentato un’importante attività di sostentamento dell’economia contadina fino al periodo compreso tra le due Guerre Mondiali, quando è iniziato il suo declino a livello nazionale. A testimonianza dell’antica filiera serica, rimangono oggi piante di gelso diffuse su gran parte del territorio e un edificio ubicato nel centro storico, ancora ricordato nel dialetto locale con il nome di “cacciasete” perché in passato adibito a filanda, come testimoniano le fonti da noi rinvenute ed analizzate.

“Cacciasete” oggi.

La prima fonte che contiene un riferimento alla pratica della gelsi-bachicoltura a Zagarolo è Andrea Carone, architetto incaricato di redigere un censimento storico economico del ducato di Zagarolo allorché i Colonna, oberati dai debiti contratti da Marzio per dar seguito al suo ambizioso piano di riqualificazione urbana avviato dopo la vittoria di Lepanto (1571), furono costretti a vendere il ducato ai Ludovisi. Nella sua Descrittione del territorio di Zagarolo del 1637 il Carone descrive infatti uno stradone «piantato di celsi, quale fu già designato dal Duca Martio a terminare in un cerchio antico a’ piedi di Colle del Pero (il Tondo)».

Una fonte ricca di informazioni si rivela il Catasto Gregoriano, promosso da Pio VII nel 1816 ed attivato da Gregorio XVI nel 1835 allo scopo di censire i terreni e gli edifici presenti entro i confini dello Stato Pontificio: nei brogliardi (ossia i registri dei proprietari) ivi contenuti e riguardanti Zagarolo, i cui rilevamenti risalgono al 1819, una ventina di terreni distribuiti diffusamente sul territorio gabino è accatastata come «Seminativo con Mori Gelsi», «Mezzagna con Mori Gelsi», infine «Vigna con Frutti e Mori Gelsi». A confronto della più generica «Frutti» spesso presente nella descrizione del tipo di coltivazione, la specifica indicazione «Mori Gelsi» è un chiaro riferimento all’attività sericola che si praticava sul territorio, la sola in grado di sfruttare i gelsi, perché se ne utilizzavano le foglie per alimentare i bachi da seta.

Negli stessi brogliardi è riportata la prima testimonianza documentaria, finora da noi rintracciata, della filanda di Zagarolo, censita in un edificio del Colle e accatastata come «Casa ad uso di Lavoratojo da Seta» di proprietà del Principe Giuseppe Rospigliosi.

CATASTO GREGORIANO
Mappa di Zagarolo
1819

I rilevamenti catastali sono stati effettuati tra il 4 maggio ed il 21 settembre 1819.
Nella mappa sono stati evidenziati “cacciasete” ed i terreni coltivati a gelso, distinti in base al tipo di terreno e alla proprietà.

Ora, le informazioni desunte dal Catasto Gregoriano avvalorano la tradizione orale che ricorda la sericoltura quale attività largamente diffusa a Zagarolo e nei comuni limitrofi.

A supporto di ciò convergono ulteriori pubblicazioni da noi consultate, come la Topografia statistica dello Stato Pontificio, redatta dal medico e poligrafo Adone Palmieri nel 1857 contenente un approfondito excursus storico economico sui Comuni e sui terreni che ricadevano entro i confini amministrativi della Comarca di Roma. L’autore apre il libro proprio descrivendo il lavoro di diffusa piantumazione di specie arboree che venne svolto dalla seconda metà del XIX secolo, sottolineando in particolare che «dal 1850 a tutto il 1855 furon premiati […] gelsi 6321», e prosegue nella sua passeggiata tra i Comuni della provincia romana citando le filande di Albano, Frascati, Palestrina, e infine la «grande filanda di seta» di Zagarolo. Notizia quest’ultima confermata quattro anni più tardi dal bibliografo e dignitario pontificio Gaetano Moroni nell’ultimo volume del suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica del 1861, che alla voce Zagarolo riporta «ha una filanda di seta».  

Il documento più recente in cui si cita la filanda è, infine, un dattiloscritto anonimo del 1958, siglato solo «cg» e rintracciato presso l’Archivio Storico Diocesano di Palestrina, in cui si annota «è rilevante il fatto che nella stessa via (del Colle, ndr) si ha notizia di una filanda della seta».

Ricostruiamo la storia!

La nostra ricerca continua attraverso la raccolta e l’analisi di ulteriori fonti scritte ed orali, lasciando questa pagina aperta al contributo di chiunque volesse condividere documenti, notizie, fotografie e testimonianze sull’attività serica a Zagarolo.

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